Precipitazioni: le grandi assenti

Dopo un autunno con precipitazioni abbondanti sul versante sudalpino, l’inverno ci ha riservato poca neve e i primi mesi del 2020 sono stati caratterizzati da scarse precipitazioni. Cosa ci indicano i modelli a lunga scadenza e quelli stagionali per i prossimi mesi? E quali sono le possibili conseguenze in caso di una primavera siccitosa?

Ticino
Image: © Paola Valchera

A sud delle Alpi gli accumuli di precipitazione a partire dal primo gennaio 2020 parlano chiaro: a Lugano, Poschiavo e Piotta si sono accumulati poco più di 100 mm di precipitazione, a Cevio e Locarno-Monti poco più di 80 mm. In generale in tutte le stazioni di misura a sud delle Alpi i quantitativi sono compresi tra 70 e 90 mm. Fanno eccezione i dati di Stabio (117 mm), che con le situazioni con rientro da est ha approfittato di qualche precipitazione in più, e le stazioni di montagna (Generoso 140 mm, Robiei 218 mm; quest’ultima stazione registra notevoli quantitativi di precipitazioni anche con le situazioni da nordovest, vedi mese di febbraio).

Per gennaio abbiamo dei valori mediamente compresi tra il 10 e il 30 % rispetto alla norma 1981-2020, a febbraio tra il 10 e il 60%. In entrambi i mesi i quantitativi maggiori sono stati misurati nell’Alto Ticino. Nel mese di marzo, con situazioni di rientro di aria umida da est, la distribuzione delle precipitazioni è risultata diversa: meno precipitazioni lungo le Alpi (~60% della norma) e più abbondanti verso il Mendrisiotto (~120% rispetto la norma).

Durante il mese di aprile mediamente (periodo di riferimento 1981-2010) si accumulano 155 mm a Lugano e 186 mm a Locarno. Ad’oggi, 12 aprile, in tutto il sud delle Alpi siamo fermi a quota 0. Questa assenza di precipitazioni, determinata da tempo stabile anticiclonico, è accompagnata da un soleggiamento che in questa prima metà di aprile è risultato particolarmente abbondante. Eccezion fatta per l’inizio del mese, con una situazione di rientro di aria umida e fresca da est e conseguente nuvolosità a bassa quota e temperature sotto le medie stagionali, le giornate sono risultate decisamente soleggiate e miti. Negli ultimi giorni le temperature massime hanno superato i 25 gradi facendo segnare le prime giornate per definizione “estive” (quando la temperatura massima supera appunto i 25 gradi) e i valori delle temperature medie giornaliere hanno avuto uno scarto positivo di ben 5 – 7 gradi rispetto alla norma 1981-2010, sia in pianura che in montagna.

Siccità primaverile e vegetazione.

In questo periodo dell’anno, quando la vegetazione si sveglia, la necessità d’acqua è più importante che mai. Ben conoscono il problema dei periodi siccitosi primaverili i contadini e tutti coloro che, anche nel loro piccolo, si occupano di agricoltura.

I boschi di latifoglie, essendo gli alberi perlopiù ancora ancora privi delle foglie o con apertura fogliare incompleta/limitata, diventano dei luoghi privilegiati per gli incendi. I raggi solari riescono a penetrare nel sottobosco asciugando in modo importante il terreno e lo strato di humus. Ecco quindi che basta un nonnulla per innescare un incendio.

Inutile dire che in caso di una giornata ventosa, questo rischio viene ulteriormente accentuato. Dando uno sguardo alle previsioni, un occhio particolare dovrà essere rivolto alla giornata di martedì: dopo il passaggio di un debole fronte freddo che con buona probabilità non causerà precipitazioni, sulle Alpi si creerà un gradiente barico da nord con una conseguente corrente favonica al sud. Il vento, tipicamente molto secco, raggiungerà in modo irregolare anche le regioni a basse quote.

Effetti sull’estate

La combinazione di un inverno avaro di neve e la scarsità di precipitazioni nel periodo primaverile hanno notevoli effetti sul periodo estivo. Da un lato la neve, un’importante risorsa d’acqua per l’estate, viene a mancare rapidamente, anche perché negli ultimi decenni la siccità primaverile è sempre stata accompagnata da temperature elevate. Proprio in questi giorni sulla NZZ è apparso un articolo del WSL che indica come, in caso di un ulteriore carenza di precipitazioni nei prossimi mesi, si potrebbe riproporre la siccità del 2018, la quale, soprattutto a nord delle Alpi, è stata molto marcata.

Inoltre, in caso di carenza di umidità nel terreno, le temperature massime estive potranno risultare potenzialmente più elevate. Ancora fresco è il ricordo dell’estate del 2003: in una situazione di siccità prolungata e durante un’ondata di caldo, le temperature massime a sud delle Alpi hanno superato i 41 gradi (Grono). Temperature che, possiamo dire per fortuna, non sono più state raggiunte. In caso di terreno umido, parte dell’energia che ci arriva dal sole viene utilizzata nell’evaporazione, in quanto i cambiamenti di stato (in questo caso da liquido a gassoso) sono processi che richiedono molta energia. Se il terreno è asciutto, buona parte dell’energia che il terreno assorbe viene rilasciata sottoforma di radiazione infrarossa. Non abbiamo più il processo di evaporazione che ci “ruba” parte di questa energia, ed ecco quindi che le temperature dell’aria aumentano in modo più marcato.

Andiamo quindi verso un estate canicolare caratterizzata da temperature particolarmente elevate? Non è detto. Tutto dipenderà da cosa succederà nei prossimi mesi e dalle condizioni meteorologiche che si istaureranno durante il periodo estivo.

Dando un occhiata ai modelli per la previsione a lungo termine vediamo già che da settimana prossima si potrebbero verificare delle precipitazioni. Secondo i modelli matematici però, con buona probabilità, il mese di aprile potrebbe mostrare un’anomalia negativa piùttosto marcata rispetto alla norma 1981-2010. Anche se le situazioni con precipitazioni estese dovessero rimanere latitanti, pian pianino il ciclo diurno delle precipitazioni, tipico della stagione calda, dovrebbe iniziare. Rovesci e temporali potrebbero tornare ad interessare le nostre regioni durante le ore pomeridiane e serali, portando alla vegetazione, almeno a livello locale, un po’ di sollievo. Per il mese di maggio, il mese che solitamente presenta il maggior numero di giornate con precipitazioni, il tutto è ancora da valutare: i modelli a lungo termine non danno infatti indicazioni con una qualità sufficiente.

I modelli stagionali per la temperatura invece, che garantiscono una certa qualità, mostrano che, soprattutto per il sud delle Alpi, il periodo che va da maggio a luglio sarà caraterizzato con una buona probabilità (50-70%) da temperature superiori alla norma stagionale.

Un ulteriore segnale del cambiamento climatico?

L’alternanza di periodi siccitosi a precipitazioni abbondanti concentrate in brevi lassi di tempo è mostrata anche dagli scenari climatici CH2018. Nel clima moderno, un anno caratterizzato da siccità, non esclude la possibilità di avere anche degli eventi alluvionali. La combinazione di elevate intensità di precipitazioni e l’impermeabilità del terreno dovuto a periodi siccitosi precedenti, potrebbe essere un elemento molto pericoloso per una regione a orografia complessa come la regione alpina. In questi casi, la componente convettiva (temporali) delle precipitazioni gioca un ruolo fondamentale, e quindi il periodo tipico spazia da giugno a novembre. Purtroppo negli ultimi anni, anche quando le precipitazioni sono state piuttosto scarse, si sono verificati degli episodi alluvionali degni di nota.

Le variabili in gioco sono molte e quindi, eccezion fatta per le temperature dove i modelli matematici mostrano un’affidabilità maggiore, per quando riguarda l’estate 2020 si cerca di fare delle ipotesi su possibili scenari prendendo in considerazione gli elementi a disposizione.

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